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il Monte Maddalena
scopri Sentiero 6 Monte Maddalena

Sentiero 6

Storie di santi, ribelli ed eroi

3 HOUR WALK // 3 MIN READ // 3 MIN PIC VIEW

Bréc o anche brìc, è il posto scosceso, disagevole, che in tutte le lingue indoeuropee significa la stessa cosa: monte, colle, altura. Brixia è, fin dall’origine, il brìc, e da quello non si allontana, abbracciata, anzi, costretta a stendersi ai suoi piedi, condividendo con lui tutta la sua storia.*

Così ci racconta il professor Giuseppe Fusari nella sua vivace e preziosa opera “Storia di Brescia“, riferendosi al termine celtico che i Cenomani attribuirono alla città e che poi i Romani traslarono in Brixia. Brescia è cresciuta all’ombra del suo colle, sebbene nel 1516 i Veneziani decisero di separare i Ronchi dal Cidneo durante la spianata veneta perpetrata con lo scopo di rafforzare le difese della città, andando ad originare quella cesura che oggi è il passaggio tra via Pusterla e via Turati. Ma anche così, la Maddalena è rimasta protagonista di tutti i più importanti eventi storici della città.

Il sentiero 6 è uno straordinario accesso dal quale poter immaginare le vicende di longobardi, guelfi e ghibellini, Veneziani e Francesi, santi ed eremiti, napoleonici, Austriaci e ribelli antiaustriaci, garibaldini, fascisti, partigiani della Resistenza. La sua centralità ci conduce a visitare i luoghi della storia e della religione. Partiti da via Panoramica, arteria di Via Turati, un grappolo di scalette in pietra dribbla il primo tornante per infilarsi in una strada senza uscita che diventa infine una piccola mulattiera soffocata dalle ville disposte lungo i suoi fianchi. Tra muri e graticci si apre il sipario sulla piccola costruzione della chiesa di San Fiorano. Da qui, sul finire del 1438, durante l’assedio Milanese, Niccolò Piccinino lanciava i suoi micidiali attacchi sulla città di Brescia, uscendone però sconfitto. In quest’occasione infatti si colloca l’intervento dei Santi Faustino e Giovita la cui apparizione, si narra, aiutò a respingere le cannonate del Piccinino! E sempre da qui, il malvagio Gaston de Foix, nel febbraio del 1512, massacra Girolamo Negroboni e i suoi 1000 fanti accampati a San Fiorano durante la fallimentare congiura organizzata da Luigi Avogadro per cacciare gli odiosi francesi dalla città e ricondurla sotto il dominio di Venezia. Pochi giorni più tardi, è il sacco di Brescia.

Appollaiata sul ronco accanto alla chiesa, si sa, c’è la tomba del Bonomini, la tomba del cane, lo splendido tempietto funerario, opera dell’architetto Rodolfo Vantini. Di fronte a San Fiorano, altre scale, e saltiamo un nuovo tornante per attraversare via Panoramica ed imboccare un ripido viottolo che ci traghetta verso il quinto tornante dal quale, oltre al meraviglioso panorama sui Ronchi orientali, localizziamo il Santuario del Patrocinio.

Sulla curva, un lungo corteo di scale in pietra si stacca dalla via principale: si sale verso la manciata di case denominata i Medaglioni. Una preziosa fontana, la vecchia scuola, poi via San Gaetanino, l’incontro con il sentiero 3V che condividerà gran parte del 6: attraversiamo per l’ultima volta via Panoramica ed inforchiamo via Buttafuoco, una ripida mulattiera che ci catapulta ai piedi del ristorante Vedetta. Ancora riferimenti storici: queste sono le postazioni da dove Don Pietro Boifava e i suoi ribelli antiaustriaci intercettano i movimenti dei nemici durante le X Giornate del 1849. Questi sono anche gli avamposti della compagnia antiaerea che durante la prima guerra mondiale difende il cielo sopra i bresciani.

Lungo la strada carrabile, incrociamo a sinistra il sentiero 7 e con lui raggiungiamo l’antica scalinata del Viale dei Caduti verso la Chiesa di San Gottardo. Aggirata la chiesa, al di là del piccolo spiazzo dell’autobus 6, centrali, procedono ancora insieme i sentieri 6 e 7. Il 6 si stacca poco dopo sulla destra per diventare il Sentèr Bandit. E adesso, spazio al pigolare del bosco, al frinire delle farnie, al gracidare dei piccoli stagni, come la bella Pozza della Culma. Oltre, penetriamo in un tratto di monte frequentato dai tiratori d’arco. Avanti ancora, cavalchiamo il Dosso della Brochela per attraversare la strada asfaltata e addentrarci nel Fasindì, il bosco sotto cascina Buren. Avanzando in un susseguirsi di attraversamenti e benedizioni di madonnine silvestri, siamo quasi in cima. Nel bosco di castagni il sentiero delle pozze e più su, il sentiero 13 si innestano sul 6 mentre facciamo rotta verso l’ultimo valico: tra flutti di rovi e robinie galeggia il relitto dell’ex stazione della Funivia con tutto il bottino del villaggio Monte Maddalena; dal 1969 vittime di ammutinamento, abbandonati dalla Società Funivie della Maddalena su quell’argine di monte dove, nel tempo, antenne vecchie e nuove si sono arenate tutt’intorno.

* QUOTE: Giuseppe Fusari "Storia di Brescia"


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